Vitesse-Roma 0-1 e Udinese.

Partita sofferta. Il Vitesse ha giocato meglio e solo un grande Rui Patricio ha tenuto la porta inviolata della Roma. Poi Sergio Oliveira ha inventato il gol in una mischia in area. Sergio è così: insufficiente per gran parte della partita, espulso al 70esimo, ha segnato un gol importantissimo. Il Vitesse ha fatto una partita molto simile a tante partite del passato della Roma: hanno attaccato, hanno trovato un portiere bravissimo, hanno sbagliato gol da disgraiti e alla fine hanno perso. La Roma ha sofferto in particolare nel primo tempo in costruzione e nel recupero palla. Quando veniamo pressati, dobbiamo passare in avanti, anche col lancio lungo. Nella prima metà del secondo tempo, aiutata dalle sostituzioni, la Roma è migliorata, ma poi è arrivato il cartellino rosso per Sergio Oliveira e, da quel momento, la Roma ha fatto solo difesa e ha retto sullo 0-1. La Roma segna spesso da situazione da calcio da fermo, ma oggi, per la situazione precaria del campo, era anche prevedibile.

I nostri tifosi sono stati, come al solito, fantastici.

Mourinho ha detto che vede una Roma più pragmatica e meno ingenua. Da quanto ho osservato io, con Mourinho rispetto a Fonseca, c’è un impegno maggiore. Ad un certo punto, Abraham e Pelle hanno corso come forsennati per recuperare sul playmaker del Vitesse (Tronstad): una cosa del genere con Fonseca non me la ricordo. Dobbiamo migliorare nel recupero palla a centrocampo e nella costruzione contro il pressing, ma siamo sulla strada giusta.

Per uno strano gioco del destino, nel mezzo della doppia sfida contro l’aquila bicipite del Vitesse, andiamo a Udine che fece parte dell’impero austroungarico fino al 1918 e quindi agli Asburgo che, come abbiamo detto nello scorso articolo, hanno come simbolo un’aquila bicipite.

L’impero austro-ungarico era una grande potenza del XVIII, XIX secolo, una potenza oligarchica come lo era la Russia zarista e l’attuale Russia putiniana, che perse il suo potere con la prima guerra mondiale, in concomitanza con la nascita dei grandi totalitarismi nazifascisti in Germania e in Italia, nipoti illegittimi del superuomo nietzschiano. Poi per tutto il XX secolo, la parola potenza è stata legata all’aspetto militare. USA e URSS (poi diventata Russia) erano considerati le due grandi superpotenze della guerra fredda perché avevano i migliori eserciti. La pace è stata mantenuta in linea generale perché cliccare sul bottone della bomba atomica da parte di un paese avrebbe significato la risposta dell’altro e la fine in pochi minuti dell’umanità.

L’abbraccio tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa non può essere considerata solo una conseguenza collaterale, ma è un fattore costituitivo della pace.

Col passare del tempo, le guerre si sono trasformate. Sono diventate naturalmente non convenzionali. Vicino all’aspetto militare, l’aspetto mediatico, l’opinione pubblica ha preso sempre più importanza. Fino al caso della guerra in Vietnam, dove l’opinione pubblica in generale del mondo e in particolare negli USA hanno portato i Vietkong a vincere la guerra. Ma nel caso della guerra in Ucraina, c’è un altro attore forse più pesante. Abbiamo detto che la Russia di Putin è un’oligarchia e quindi ha poco peso l’opinione pubblica, però gli oligarchi russi ci tengono a mantenere il loro benessere e di questo sono ben consci europei ed americani che hanno deciso sanzioni pesantissime per la Russia e nello specifico per gli oligarchi.

Nell’ambito delle guerre non-convenzionali del XX secolo, la sorte di questa guerra sembra decisa dall’aspetto economico. Se gli eserciti più forti sono gli USA e la Russia, le due grandi superpotenze universalmente riconosciute sono USA e Cina e proprio USA e Cina devono mediare per Ucraina e Russia. Gli ucraini e i russi si devono mettersi attorno ad un tavolo. Già l’incontro in Turchia tra Kuleba (Min. Degli Esteri ucraino) e Lavrov (Min. Degli Esteri russo) è stato un buon principio di dialogo. Ma è assolutamente fondamentale che USA e Cina prima o poi si mettano attorno ad un tavolo.

La Turchia ha dimostrato buona volontà per la pace.

La globalizzazione non permette nemmeno di ragionare a compartimenti stagni e questo vale anche per l’economia. La storia, le condizioni e i presupposti economici non permettono più una guerra fredda con due economie nel mondo ma tutto si ramifica e si intreccia, come se un albero rappresentasse il genere umano. Per un futuro di pace e concordia, questa deve essere la soluzione normale.j

La Turchia ha dimostrato buona volontà per la pace, ma c’è bisogno che la Cina, l’Europa e gli USA facciano ragionare i russi e gli ucraini sulle due repubbliche di Donetsk e di Lugansk e sulla Crimea. Se fosse questa la richiesta della Russia, sarebbe abbastanza ragionevole. La strada maestra è sempre la stessa: fiducia e buona volontà.

Deve dimostrare buona volontà anche la Roma a Udine a giocare più di squadra e a costruire dal basso meglio. Dialogare di più per trovare il buco, dando fiducia al compagno. Sempre tenendo presente la qualità dell’Udinese, capace di pareggiare con la Juve, la Lazio e a San Siro con il Milan.

Gabriele Cioffi è un giovane allenatore con molte potenzialità. Schiera il 352 in modo molto propositivo che può diventare 3412 in fase offensiva con Pereyra centrocampista offensivo. Fanno costruzione palla a terra e spesso pressing, principalmente da rimessa dal fondo.

Pereyra è il capitano e il leader carismatico. Bravissimo a sovrapporsi a Molina sul loro lato destro, nostro sinistro, per poi crossare. Molina, il terzino destro, chiede il dai e vai e poi parte veloce sulla destra. E’ bravo nell’assist e nel tiro.

Sul lato sinistro attaccano con Success (se dovesse giocare) che si sovrappone a Udogie. Success cerca principalmente il tiro. Udogie può cercare il cross, ma è bravo anche con la volèe su assist dalla loro destra, nostra sinistra.

Il giocatore con più talento insieme a Molina e Pereyra è lo spagnolo Deulofeu: grande dribblomane, bravo nel tiro, ma specialmente gli piace provare l’assist. Nello specifico è insidioso quando parte da sinistra per andare verso il centro, per cercare il tiro, ma può giocare anche sulla destra loro, nostra sinistra, principalmente per cercare il cross.

Marcano a zona a calcio d’angolo con qualche uomo a uomo e poi cercano di ripartire in contropiede. Hanno diversi schemi su calci d’angolo. Non cercano il cross diretto, ma giocano a due o battono comunque il corner corto per far muovere la difesa.

Buona volontà e fiducia devono guidare la Roma e gli intermediari nei negoziati per la pace. La strada del dialogo è quella giusta. La Roma ha preso la strada della vittoria. Daje Roma!

Giordano Sepi

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