Politica sportiva e tattica.

Nel periodo ottobre-novembre, i risultati della Roma sono stati molto buoni. Abbiamo finalmente dato quella sferzata al campionato che ci ha portato dai bassifondi della classifica al terzo posto in Serie A e in Europa League siamo primi (Roma 7, Young Boys 4, Cluj 4, CSKA Sofia 1) con 5 vittorie e 2 pareggi complessivi.

Sicuramente adesso non dobbiamo mollare, ma dobbiamo continuare a lottare per vincere. Dobbiamo continuare a vincere per rispetto del nostro alto livello tecnico. Per rispetto dei nostri sogni.

Il Caso-Diawara che ha comportato il 3-0 a tavolino a favore del Verona perché il giocatore era nella lista degli Under-23 ci ha provocato tanta rabbia, ma ci deve anche far riflettere. La Roma non ha avuto nessun vantaggio da questo errore e nel frattempo il responsabile dell’errore (Pantaleo Longo) è diventato un tesserato del Verona. Però adesso dobbiamo ragionarci sopra.

La Roma è isolata. Siamo amici della Juventus, ma poi gli altri ci vedono come il fumo negli occhi e invece almeno in Italia è importante stringere le amicizie (almeno con alcuni altri clubs). La politica sportiva, lo stringere amicizie è importante in Italia, specialmente nel calcio.

Per stringere amicizie, è importante essere presenti nelle riunioni di Lega e fare assembramenti (in questo periodo con la mascherina). Chiacchierate bilaterali che ci saranno molto utili se succederanno altre cose del genere o se ci sarà da protestare per evidenti errori arbitrali che ci sfavoriscono. Questo è fondamentale se vogliamo lottare per lo scudetto anche in prospettiva per i prossimi anni.

Badate bene, rimane ben saldo in me il valore della lealtà sportiva, del rispetto delle regole e della sfida competitiva senza furbizie, all’insegna del vero spirito agonistico però quando poi gli altri fanno i furbi (come probabilmente ha fatto il Verona) a nostro detrimento un po’ mi rode il culo.

Ad ogni modo, ritengo il giudice principale della nostra stagione il campo con l’obiettivo unico della vittoria attraverso il fattore-tattica e sotto questo aspetto ho fatto alcune riflessioni.

Partiamo dal principio-base che se sei troppo prevedibile, l’avversario ti studia, ti rende innocuo e ti sconfigge, per quello le due tattiche che vado ad illustrarvi sono basati su un concetto: variare la scelta.

Il problema principale della Roma è la costruzione sotto pressing (problema che hanno sempre avuto le squadre di Fonseca dai tempi dello Shakthar Donetsk). Per risolverlo, ci sono due tipi di scelte.

Costruzione 1: il contropiede laterale. La prima è una scelta che De Rossi prendeva naturalmente. Se un giocatore, senza farglielo notare, fa la scelta giusta, io non lo dico per non farlo notare all’avversario e perché do per assodato che ha capito che fa bene. In questa situazione abbiamo un difensore destro che passa il pallone al centro (quindi verso la sua sinistra e la destra per gli avversari), gli avversari sono quindi naturalmente portati a pensare che il nostro gioco si svilupperà sulla nostra sinistra, loro destra, e si spostano verso destra. A questo punto il centrocampista (ma può essere anche un difensore) si accorge del movimento degli avversari (può anche fare finta di passare verso sinistra) e la gioca sulla nostra destra, loro sinistra. Se trovate analogie col contropiede nel tennis, avete capito.

Costruzione 2. 3 playmakers. Ricordiamoci che la scelta migliore in costruzione è trovare libero il centrocampista al centro, perché ha maggiore visione di gioco, cosa molto difficile perché di solito gli avversari pressano proprio al centro. Per questo, dobbiamo tornare al 2013-14 e a Garcia che giocava con 3 centrocampisti fortissimi (Strootman-De Rossi-Pjanic), tutti in grado di far partire la manovra della Roma: erano in pratica 3 playmakers (come diceva all’epoca il grande giornalista Mazzocchi). In questo caso, possiamo pensare a Veretout (Cristante)-Pellegrini (Diawara)-Mkhi. E’ importante in questa fase che i centrocampisti si muovano, meglio se con un movimento rotatorio. Questo movimento dovrebbe mettere molto in difficoltà il pressing avversario, soprattutto le squadre come l’Atalanta che giocano a uomo.

Rimane intatta la mia stima per Fonseca che deve avere l’ultima parola su queste mie riflessioni tattiche e può modificarle come preferisce. Fonseca sta dimostrando di essere un ottimo allenatore. Io nel mio piccolo mi auguro che possa vincere un trofeo importante con la Roma, già da quest’ anno. Per quanto riguarda le riflessioni sulla politica e la giustizia sportiva, non intendo dilungarmi oltre. Faremo di nuovo buon viso a cattivo gioco, cosa a cui i romanisti sono abituati per amore della Roma. Il periodo di ottobre/novembre è stato molto buono. Le sensazioni per quest’anno sono buone. Giochiamo sempre per vincere che non c’è nessun avversario superiore a noi, sia in Italia, sia in Europa. Andiamo a vincere. Daje Roma!

Giordano Sepi

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