Udinese.

Il Friuli e Roma. I due periodi di Pier Paolo Pasolini. A Casarsa, nel Friuli, nel luogo d’origine della madre, Pier Paolo passò la sua giovinezza. Qui divenne uomo. Scoprì la sua omosessualità e si tesserò al PCI. Fondò anche una rivista letteraria in dialetto casarstico in opposizione al dialetto udinese. Lui ci teneva a proteggere e tramandare il dialetto e le tradizioni contadine in opposizione all’omologazione linguistica e culturale del fascismo. “Ma dove non riuscì il fascismo, riuscì il capitalismo”.

Diventato un grande poeta e regista. Passò il periodo della maturità a Roma, dove prese forma la sua critica della società dei consumi e del PCI. Gli italiani erano tutti uguali, schiavi del consumismo e dell’immagine stereotipata del capitalismo. L’unica sacca di resistenza era la periferia romana (soprattutto Roma Est: il Prenestino, Centocelle e Torpignattara) dove sopravviveva quella saggezza popolare che lui portava in scena con quei capolavori come “L’accattone” e “Ragazzi di vita”.

Fu Maestro di grandi artisti come Nino Davoli e Sergio Citti (protagonista de “L’accattone”). Nino Davoli e Totò furono protagonisti di un altro grande film: “Uccellacci e uccellini”. Una frase di quel film mi ha molto colpito “La verità è come le nuvole. Appena la nomini, scompare”. Quante volte una persona ci ha detto (o noi abbiamo detto) “Questa è la verità”, dicendo enormi bugie? E quant’è vero questo concetto per un giornale come “La Verità” che, ad esempio, ha giornalisti plurivaccinati che spesso difendono le stronzate dei novax. Esprimono concetti che non condividono e dicono bugie allo stesso modo della Pravda (che significa verità in russo) giornale della dittatura dell’URSS.

Fu ucciso da un ragazzo che aveva “rimorchiato” alla Stazione Termini. Roma lo portò alla gloria e poi alla morte.. La sua morte è ancora avvolta nel mistero. Nel corso della sua vita, aveva criticato tutti, compreso il PCI. Si era creato tanti nemici. Una morte, una vita, una mente visionaria, attuale e misteriosa ancora adesso.

L’amore sportivo era riservato alla carnale Bologna. Pier Paolo Pasolini era tifoso del Bologna

Gotti schiera il 352, ma potrebbe essere anche il 3511, molto spavaldo, con gli esterni (Molina e Stryger Larsen) che sono delle vere ali e quasi mai dei terzini e con i 3 difensori centrali (Becao, Nuytinck e Samir) che accettano l’uno contro uno, però prevedo che con noi avranno molte situazioni in cui giocheranno anche col 532.

Costruiscono principalmente con Walace che per avere spazio può anche abbassarsi sulla linea difensiva in linea con Nuytinck. Attaccano soprattutto sulla loro sinistra con il dialogo Arslan-Molina. Con Molina spostato più interno, Arslan può mettersi come ala per lanciare in profondità Molina.

Il triangolo Molina-Arslan-Molina.

In attacco, il giocatore dalla maggiore fantasia e che costruisce le migliori occasioni da gol è il “Tuco” Pereyra. Se dovesse giocare, anche Deleufeu cerca l’iniziativa in fase offensiva (ho fatto anche la rima).

Quando pressano, i difensori centrali vengono pressati dagli attaccanti, le mezzale pressano i nostri mediani e le loro ali pressano i nostri terzini. Pressing asfissiante, ma si può superare palla a terra. Spesso Deleufeu va anche a pressare il portiere, fase in cui è molto bravo.

Dovremo stare molto attenti. In fase difensiva, possono tenere la difesa alta per il fuorigioco e Silvestri rimane in porta.

Di solito, loro giocano in modo molto coraggioso. Questa è la filosofia di Gotti. Ma hanno perso 0-4 col Napoli e questo potrebbe avergli suggerito un atteggiamento più difensivo. Stiamo pronti a tutto. Giochiamo con attenzione. Daje Roma!

Giordano Sepi

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